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di
Susanna Berginc
Recenti ricerche hanno dimostrato che le donne che consumano proteine
animali presentano una perdita ossea del 35%, rispetto
al 7% delle donne vegetariane. L’osteoporosi infatti
ha un’incidenza maggiore in quei paesi dove viene consumata
una maggiore quantità di latte e formaggio:
Stati Uniti, Finlandia, Svezia e Inghilterra sono i paesi del mondo
in cui il consumo di latticini è molto alto, e, incidentalmente,
sono anche quelli in cui l’osteoporosi è maggiormente
diffusa fino a diventare una piaga sociale.
Sembra quasi che i medici che consigliano il latte come prevenzione
dell’osteoporosi, non siano a conoscenza che l’assunzione
del calcio derivante dal latte viene parzialmente, se non del tutto,
inibita dalla presenza di fosforo presente in abbondanza nel latte
stesso.
Inoltre, fatto non meno importante, il latte tende ad “acidificare”
il nostro organismo, mentre è risaputo che per essere
assimilato il calcio necessita di ambiente alcalino.
Anche il nostro organismo, per funzionare perfettamente, ha bisogno
di un Ph neutro, se non leggermente alcalino. Il latte ingerito
(assieme ad altri alimenti acidi quali carne, pomodoro, zucchero,
farine raffinate, ecc..) crea un ambiente acido, che porta a innumerevoli
malattie come indebolimento del sistema immunitario, colon
irritabile, gastriti, emicranie, sinusiti, indebolimento del fegato
e del sistema linfatico, ambiente favorevole alla proliferazione
di infiammazioni urinarie e dell’orecchio. La medicina cinese
insegna che l’ambiente acido facilita la proliferazione di
cellule tumorali.
Il discorso viene a complicarsi ulteriormente per i bambini
allattati con latte vaccino: il latte di mucca, contenendo molecole
più grandi rispetto al latte materno, tende a supernutrire
il corpo ed a SOTTONUTRIRE il cervello ed il sistema nervoso.
In generale i bambini allattati al seno sono più brillanti,
più sensibili e più svegli di quelli nutriti con latte
vaccino: inoltre il latte materno aiuta lo sviluppo corretto del
sistema immunitario, che poi verrà distrutto in parte dalla
bomba a orologeria dei vaccini obbligatori, ma questo è un
altro triste discorso.
Il latte materno prepara il corpo ad albergare l’anima
e lo spirito.
Porta l’essere umano sulla terra e gli fa percepire l’unità
con il genere umano
(Haushka)
Per complicare ulteriormente la situazione, molto spesso vengono
assunti vari tipi di proteine durante il pasto: è procedura
usuale fornire ai bambini un bel bicchiere di latte durante il pranzo
a base di carne oppure di pesce, oppure proporre ricette contenenti
carne e formaggio formulati assieme. Anche se il gusto ne guadagna,
proporre il latte ai bambini piccoli assieme ad altre proteine equivale
a disorientare, sconquassare il loro povero fegato, che non sa più
che enzima secernere: alla fine il nostro intestino si troverà
con un amalgama di proteine digerite (cioè quelle cui fegato
ha prodotto l’enzima corrispondente, dato che ne può
fornire uno solo per digestione) e un altro amalgama di proteine
indigerito (che tende ad andare in putrefazione). Quindi si avrà
inizialmente un’irritazione sul tratto digerente
e conseguentemente, se la dieta persiste, un’irritazione
cronica sulle pareti dell’intestino (con sintomi
quali diarrea, stitichezza, stanchezza oppure iperattività):
e come ulteriore conseguenza, avremo un malassorbimento
delle sostanze nutritive, delle vitamine, degli enzimi
e dei minerali.
Al giorno d’oggi nessuno è immune da carenze vitaminiche,
vuoi per dieta sbagliata, vuoi per intestino irritato (che spesso
passa inosservato), vuoi perché oramai anche le verdure biologiche
si sono impoverite.
Altro punto importante: la causa determinante per lo sviluppo delle
malattie infettive non è dovuta, come opinione comune, esclusivamente
dall’aggressione di virus e batteri che ci giungono dall’esterno.
Occorre per prima cosa un terreno stressato (il nostro corpo nutrito
in modo errato) su cui tali batteri possano impiantarsi e svilupparsi,
ed in secondo luogo un sistema nervoso stanco e/o stressato. Studi
recenti hanno dimostrato che togliendo latte e latticini (in quanto
immuno-influenti, che vanno cioè a influenzare l’apparato
immunitario) dalla dieta di 100 persone (senza alcuna spiegazione
per evitare il famoso effetto placebo) e lasciando altre 100 con
la loro dieta normale, si è notato che delle prime 100 solo
15 si sono ammalate durante il periodo freddo, mentre fra le altre
100 le malattie da raffreddamento hanno colpito più dell’85%.
Nand Kishore Sharma, uno studioso contemporaneo, avvisa che nel
latte di mucca ci sono troppi ormoni, residuo della loro
alimentazione industriale contenente (fra le altre “prelibatezze”
varie) l’ormone della crescita, per produrre vacche grasse.
Basta poca, pochissima immaginazione per immaginare quali effetti
hanno sull’organismo dei bambini allattati con tale prodotto:
crescita ponderale esagerata, gonfiore del corpo, coliche intestinali.
Analogo discorso avviene per gli adulti, ma in maniera più
sottile, in quanto chi cresce non è il corpo, ma ciò
che si presta alla crescita all’interno del nostro organismo,
come per esempio, i tumori.
Poche persone sono a conoscenza che buona parte della popolazione
dei paesi industrializzati è esposta ad concentrazione di
diossina tali da avere effetti sull’efficienza riproduttiva
di uomini e donne (da notare come siano in aumento le tecniche di
inseminazione artificiale) e da provocare casi di cancro in una
persona su 1.000. L’assunzione di diossina avviene
per ingestione con il cibo, soprattutto latte, latticini e carne.
Ancora a proposito di cancro: in uno studio, condotto presso la
Harvard University su 145 donne di Boston si è riscontrato
che le donne che consumano yogurt e formaggi freschi hanno una probabilità
tre volte maggiore di contrarre cancro alle ovaie. A tal proposito
è utile ricordare che la Danimarca (paese in cui si fa un
elevato consumo di grassi e latticini) ha un’incidenza di
cancro alle ovaie di ben sei volte maggiore rispetto al Giappone,
dove si consumano pochissimi latticini.
Esiste un test per capire se si è consumatori di latte e
formaggio. Alcune delle domande proposte sono:
1) Tendete ad avere la pressione alta?
2) Sentite il bisogno di lavarvi spesso?
3) Avete forfora o perdete capelli?
4) Avete foruncoli attorno alla bocca o sulle guance?
5) Soffrite di osteoporosi?
6) Avete dolori addominali?
7) Avete problemi di pelle?
8)ecc..
Un libro molto interessante, “La cucina del diavolo”
di Gunter Schwab, porta alcuni passi interessanti:
“il latte delle mucche che ricevono prodotti coltivati con
concime artificiale (composto da protidi sintetici ed altri preparati
chimici) non può essere considerato alimento protettivo,
e cagiona nell’organismo eczemi e disturbi intestinali che
possono avere conseguenze mortali”
“nel latte di mucche nutrite con farina di soia, fu riscontrata
la presenza di tricloroetilene, usato nell’estrazione dell’olio
dai suoi semi” molto tossico!
“mi è nota una disposizione, secondo la quale il latte
di mucche trattate con penicillina, può essere venduto solo
3 giorni dopo la cura”
“DDT e composti esavalenti, i nostri più energici veleni,
impiegati nelle campagne, si ritrovano nel grasso del latte”
Nei ristoranti và di moda la panna: aiuta a non far attaccare
il cibo dimenticato in padella, lega con gli ingredienti, fa consistenza,
ed inoltre piace al cliente. Il cibo cucinato ad alte temperature
con la panna è una delle cose più dannose che esistano:
chi ha fatto il lavapiatti sa quanta fatica ci vuole a scrostarla
dalle padelle una volta che è a temperatura ambiente. Lo
stesso discorso vale per le nostre pareti dell’intestino.
(da C.Corvino, “L’arte di cucinare in armonia con le
stagioni – Estate” ed. Macroedizioni)
Il dott. Roberto Marrocchesi, esperto in nutrizione, avvisa che
tra il 70% e il 90% dell’umanità non digerisce il latte.
Questa intolleranza venne individuata e descritta con enorme ritardo
nei circoli scientifici a partire dal 1958. Finora sono stati individuati
quattro tipi di intolleranza al latte: 1) la più importante,
e cioè quella di intolleranza al lattosio 2) quella di sensibilizzazione
alle proteine 3) l’intolleranza psicogena, cioè pura
e semplice avversione da disgusto e 4) quella causata da microinquinamento
batterico o chimico in un latte industrialmente trattato (residui
di antibiotici, ormoni, antiparassitari, antimuffe, coloranti, ecc..).
La sensibilità del pubblico al problema delle allergie causate
dai latticini è ancora scarsa: è stata così
potente e capillare la pubblicità da parte delle fonti più
autorevoli e “al di sopra delle parti” che il parere
dominante è che non solo il latte è un cibo valido,
ma che è un cibo perfetto per grandi e piccini. Ne consegue
che la causa degli innumerevoli problemi di salute contemporanei
rimane “sconosciuta”.
Tratto
da: www.disinformazione.it |