Il progetto fagiolo e' in costante elaborazione ed evoluzione. Si tratta in pratica di cercare di costruire un quadro il piu' variegato possibile sul fagiolo.
Chiunque puo' (anzi e' invitato a farlo) puo' parteciparvi.
Le pagine come detto sono in continua elaborazione strutturale e grafica, abbiate pazienza quindi o dateci una mano. Qualsiasi informazione, notizia o altro inviatela a tofumaster@okara.it
A grandi, grandissime linee si pensava di suddividere inizialmente la cosa in tre parti:
- Informazioni: storiche, nutrizionali, sulle varieta', sulla coltivazione
- Ricette: ebbeh'
- Cultura: storie, storielle, immagini, risate
- Links
iniziamo a postare qui le prime cose poi raggiunta una certa consistenza si faranno pagine appropriate
Elenco varieta' (in costante aggiornamento)
Nella terra dei fagioli articolo su quelli prodotti in lucchesia
Elenco feste e sagre (in costante aggiornamento)
Skiantos "Fagioli" 1980

da "Enciclopedia degli alimenti" Boroli Editore
da "Natale in casa Cupiello", Luca spiega il fatto "d''e fagioli"
Il fagiolo magico
di Richard Walker (da filastrocche.it)

C'era una volta un ragazzo di nome Giacomino che, dopo la morte di suo padre, viveva con la mamma in una piccola fattoria. Erano molto poveri e possedevano solo una mucca dalla quale ogni giorno mungevano il latte. Ma, ahimé, arrivò il giorno in cui neanche la mucca fu più in grado di offrir loro qualcosa e così la madre di Giacomino decise di venderla. Se la mucca non poteva fare più latte, vendendola, avrebbero almeno ricavato un po' di denaro per poter mangiare.
Giacomino si avviò verso il mercato con precise istruzioni per ricavare il più possibile dalla vendita della loro mucca. Non aveva ancora percorso un chilometro quando al margine della strada vide uno strano omino, che rivolgendosi a Giacomino disse:
"Che bella questa mucca!".
"Sì, lo è!", confermò Giacomino, "sto andando al mercato per venderla".
"Dalla a me", disse l'omino "prendi questi cinque fagioli in cambio. Piantali con cura e loro faranno la tua fortuna".
Prima ancora che Giacomino potesse rispondere, l'omino aveva preso la mucca ed era sparito.
Solo in quel preciso istante Giacomino cominciò a pensare di aver commesso un errore. Cosa avrebbe detto sua madre?... Mentre si avviava verso casa sentiva il suo cuore battere forte al pensiero di quello che sua madre avrebbe detto o fatto.
"Come? Sei già di ritorno?", esclamò sua madre, "quanto hai guadagnato dalla vendita della mucca?"
"Cinque fagioli magici", rispose Giacomino.
"Cosa? Stai scherzando? Abbiamo bisogno di denaro per comprare da mangiare, come puoi essere stato così idiota da accettare un simile scambio?".
Detto questo afferrò i fagioli e li gettò fuori dalla finestra e il povero Giacomino andò a letto senza cena.
Il giorno dopo, quando Giacomino si svegliò, vide qualcosa di strano. Nella sua stanzetta filtrava dalla finestra una insolita luce verde. Giacomino corse verso la finestra e cosa vide? Una scena straordinaria... i fagioli avevano germogliato dando vita ad un enorme albero con un lunghissimo fusto che saliva in alto... ma tanto in alto da perdersi nelle nuvole.
Senza farsi sentire da sua madre, Giacomino scavalcò il davanzale e iniziò ad arrampicarsi sul possente tronco perché lui era sicuro che sulla sua cima avrebbe trovato quella fortuna che l'omino gli aveva promesso.
Giacomino saliva sempre più in alto cercando di non guardare mai in basso per non soffrire di vertigini. Giunto in cima vide una lunga strada; vi si incamminò e dopo averla percorsa per diverso tempo si trovo dinanzi ad un castello. Giacomino si fece avanti, bussò alla porta e un'enorme donna gli aprì.
"Scappa via di qui", disse lei, "mio marito è un gigante e se scopre che tu sei salito fin quassù cercherà di prenderti"
"Oh, per favore, sia gentile. Ho tanta fame. Vorrei qualcosa da mangiare", implorò Giacomino.
La moglie del gigante ebbe pietà di lui; lo fece accomodare in cucina e gli diede un po' di pane e formaggio. Il ragazzo aveva appena finito di mangiare quando udì un pesante rumore di passi che si avvicinavano e una voce tuonante che diceva:
"Ucci, ucci,
sento odor di cristianucci.
Che sia grande oppur piccino,
io mi faccio un bel panino".
"Poveri noi! E' mio marito!" gridò la moglie del gigante.
"Svelto ragazzo, nasconditi nel forno!"
L'enorme donna impaurita cercò di calmare il marito e lo convinse che stava sbagliando.
"Devi aver annusato l'odore della tua minestra d'avena", gli disse, mettendo a tavola la scodella del gigante.
Lui grugnì e si sedette a tavola. Quando ebbe finito di mangiare prese alcuni sacchetti dalla credenza della cucina e li rovesciò sul tavolo, facendone uscire diverse monete d'oro. Cominciò a contarle e mentre contava si addormentò.
Giacomino aveva osservato tutto dall'oblò del forno e decise di approfittare di quel momento per salire sopra il tavolo ed impossessarsi di uno di quei preziosi sacchetti di monete d'oro cercando di allontanarsi alla svelta.
Giacomino e sua madre vissero a lungo senza stenti grazie a quell'oro, ma anche quello finì. Allora Giacomino decise di tornare in cima al magico albero.
La moglie del gigante riconobbe immediatamente Giacomino e gli chiese cosa era successo a quel sacchetto di monete d'oro.
"Te lo dirò, se mi fai fare colazione", disse Giacomino.
La donna lo fece entrare e gli offrì del cibo. Poi si udì ancora quel pesante rumore di passi che si avvicinavano e Giacomino corse a nascondersi. Dopo il pranzo la signora portò a suo marito la sua gallina preferita.
"Deponi le tue uova, piccola gallina", comandò il gigante, e subito questa depose un uovo puro e luccicante.
Poi il gigante si addormentò.
Giacomino sgusciò fuori dal suo nascondiglio, prese tra le mani la meravigliosa gallina, uscì dal castello e si lasciò scivolare giù per l'enorme albero cadendo sano e salvo nel giardino di casa sua.
La mamma di Giacomino rimase sbalordita dalla preziosa gallina che deponeva uova d'oro.
"Non saremo mai più poveri!" esclamò.
Ma non passò troppo tempo che Giacomino decise di arrampicarsi in cima all'albero magico. Sapeva però che la moglie del gigante non sarebbe stata contenta di vederlo ancora, perciò giudicò opportuno di non farsi vedere neanche da lei. Entrò in cucina mentre la donna era intenta a lavare e si nascose dentro una grossa pentola. Il gigante arrivò e, annusando l'aria urlò:
"Ucci, ucci, sento odor di cristianucci"
Ma la moglie lo rassicurò come sempre e gli servì il pranzo. Il gigante ordinò poi a gran voce:
"Moglie, portami l'arpa".
Lei corse a prenderla e l'appoggiò sulla tavola.
"Suona, arpa!", comandò il gigante, e l'arpa iniziò a suonare dolcemente fino a quando il suo padrone non si addormentò.
Giacomino uscì silenziosamente dal suo nascondiglio, saltò sul tavolo, si impadronì dell'arpa e scappò via. Ma questa volta ebbe una sgradita sorpresa. L'arpa chiamò ad alta voce:
"Padrone! Padrone! Padrone!" e il gigante si svegliò.
Giacomino correva come il vento, ma il gigante, inferocito, gli era subito dietro. Il ragazzo si aggrappò al tronco del grande albero di fagioli, ma così fece pure il gigante, tanto che per il trambusto sembrava di essere nel bel mezzo di una tempesta!
Giacomino saltò a terra per primo, ma anche il gigante stava per arrivare.
"Mamma", urlò, "corri a prendere l'ascia!"
Presa in mano l'ascia Giacomino iniziò a colpire con forza il tronco dell'albero e, dopo alcuni colpi ben precisi, riuscì a spezzarlo.
Con un grande boato crollarono al suolo l'albero e il gigante, formando una buca talmente profonda che da essa nessuno avrebbe mai potuto risalire.
Il magico albero di fagioli non crebbe mai più e del resto ormai anche Giacomino e sua madre non ne avevano più bisogno perché l'arpa suonava meravigliosamente e la gallina continuava a produrre uova d'oro, quindi nessuno dei due sarebbe più stato povero.
non c'entra quasi nulla ma...
Anche gli angeli mangiano fagioli
Un film di E.B. Clucher. Con Giuliano Gemma, Steffen Zacharias, Bud Spencer, Robert Middleton, Bill Vanders, Gérard Landry, Georges Rigaud, Claudio Ruffini, Riccardo Pizzuti, George Wang, Fortunato Arena, Victor Israel, Francy Fair, Salvatore Baccaro. Genere Commedia, colore, 104 minuti. Produzione Italia 1973.
"Nella Chicago degli anni '30 due amiconi senza lavoro, n karateka (G. Gemma) e un campione di catch (B. Spencer), i arruolano nella malavita del racket, ma, buoni di indole, i schierano presto dalla parte delle vittime contro chi li taglieggi . Dopo il successo internazionale dei due “spaghetti-western” i Trinità, Clucher (Enzo Barboni) applica la sua ricetta parodistica i precursore del “buonismo” degli anni '90 al genere gangster. . Gemma (1938) si affianca con efficacia a B. Spencer (1935, ve o nome: Carlo Pedersoli) in sostituzione di Terence Hill (1939, ve o nome: Mario Girotti). Grande successo popolare" da "Il Morandini" - Zanichelli editore


Logo dell'Associazione dei piccoli produttori "Il Ghiareto" Onlus (Fagiolo di Sorana)

"Ricordi il Progetto Fagiolo Magico che abbiamo abbandonato la settimana scorsa?"
Il secolo XIX del 16.3.2007
riportiamo cosi' come trovato "chilo di capra taglata a pezzi" compresa ... sigh!
"I PIATTI NOSTRI
I fagioli imperiesi
delizie sotto la buccia
Pigna, Conio, Borgomaro, Badalucco. I più gustosi e rinomati fagioli di Liguria nascono in questi quattro centri dell'entroterra di Imperia. Sono famosi per la morbidezza della loro pasta e per la buccia extra sottile. Ai fagioli di Conio (faxoi du Cugnu) Lucetto Ramella dedica un'intera pagina nel suo libro "La cucina ponentina e l'alimentazione mediterranea" (Dominici Editore, Imperia 1992).
Ecco la ricetta in uso nel ridente paesino della Valle di Oneglia riportata nel testo. Mezzo chilo di fagioli di Conio, due carote a pezzi, un po' di zucca gialla, due foglie di sedano, alcune foglie di bietole di campo. Bollire a fuoco lento fino a cottura completa (circa un'ora). Condire nel piatto con olio extravergine e una presina di pepe. C'è chi mette a bollire anche una patata, che viene schiacciata per rendere più consistente la gustosissima zuppa vegetariana.
Famoso è anche un piatto di Pieve di Teco (Imperia) dove la capra si sposa con i fagioli. E' citata da Franco Accame in una vecchia "guidatavola", intitolata "Aia d'arzillo" edita da City 2 nel 1985. Ingredienti: un chilo di carne di capra, quattro etti di fagioli, aglio, prezzemolo, cipolla, rosmarino, timo, alloro, olio extravergine, un quarto di vino rosso. Far asciugare in una pentola con solo sale la carne di capra tagliata a pezzi. Appena asciutta aggiungere l'olio e un battuto di aglio prezzemolo, sedano, cipolla e carota. Aggiungere gli altri sapori. Far rosolare il tutto in olio e quindi sfumate col vino. Far cuocere a parte i fagioli, messi a mollo la sera precedente. A cottura ultimata della capra aggiungerli, facendo cuocere lentamente un'altra mezz'ora e sempre coperto. E' una lunga preparazione, ma vale la pena di tracorrere un mezzo pomeriggio ai fornelli. Il teatro della cucina prevede un grande successo di gola.
Nell'Alta Val Nervia, nel regno di Pigna, fanno una altrettanto famosa capra con fagioli, citata da Diego Soracco nel libro "Ricette di osterie e genti di Liguria" (edito da Slow Food nel 1996). Quattro etti di fagioli rigorosamente di Pigna o di Badalucco, un chilo di capra tagliata a pezzi (attenzione: magra e di bestia giovane), una cipolla, tre spicchi d'aglio, una costa di sedano, una carota, due rametti di rosmarino, due foglie di alloro, tre chiodi di garofano, un bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine, un pezzetto di peperoncino (ma c'è chi preferisce pepe macinato al momento). La sera precedente mettere a bagno in abbondante acqua i fagioli. Far rosolare in una pentola di terracotta il battuto di tutti gli aromi e i pezzetti di capra. Salare e quando la carne è dorata, bagnare con il vino e unire i chiodi di garofano. Far cuocere per almeno due ore, mescolando con garbo e mantenendo la giusta umidità con poca acqua. Una decina di minuti prima di spegnere, aggiungere i fagioli già lessati. Quando l'acqua si asciuga e i fagioli quasi si sciolgono nel delizioso sughetto, il piatto è pronto. Che piacere.
Gabriella Molli"
Particolare e degno di nota è anche il Carnevale di Saluggia, celebrato ogni anno con grande solennità.
La tradizione vuole che il Re e la Regina del Fagiolo (simbolo rappresentativo del Comune) prendano "a prestito" per i successivi tre giorni le chiavi del paese consegnate loro dal sindaco, governando allegramente per tutta la durata del Carnevale. Anche in questa occasione, è tradizionale la distribuzione gratuita dei cibi tipici di Saluggia, in particolare dei suoi fagioli cucinati sulla piazza ed elargiti a mezzogiorno della domenica, dopo la benedizione del parroco. (informazione tratta dal sito del comune di Saluggia
dall'opuscolo "La verdura fa cultura" del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Birri Flavio, Coco Carla
Dal Mondo Antico alla nostra tavola. Storia, miti e pregiudizi della carne dei poveri
pp. 184 con 13 ill. b/n f.t.
Euro 12,39
isbn: 8831775022 Marsilio editore
per ordinare

Noi pensiamo che le invenzioni e scoperte che hanno cambiato la nostra vita siano dovute a macchine complesse, allo studio organizzato di sapienti austeri all’interno di centri di ricerca pagati da ricche foundations, o dal governo. Ma se noi siamo ancora qui, voglio dire noi Europei, questo è dovuto ai fagioli" Umberto Eco
Nella primavera del 1532, Giovan Pierio Valeriano, umanista e botanico, viaggiava da Roma verso Belluno, sua terra d’origine. Dalla corte romana, oltre a libri preziosi, portava con sé un sacco di fagioli che papa Clemente VII gli aveva donato. I fagioli del Valeriano, quelli che ancor oggi mangiamo, arrivano dall’America meridionale. Coltivati prima come pianta ornamentale per abbellire orti e fare ombra, messi nei vasi sulle finestre per riparare le stanze dai raggi solari, i "semi papali" fecero presto fortuna in tutta Europa. Nonostante la passione di alcuni potenti, i fagioli si trascinano nei secoli una nomea ambivalente: i botanici antichi raccontano che gonfiano e generano ventosità, allo stesso tempo giovano però a petto, polmoni, milza e reni, soprattutto combattono la "durezza dei testicoli" e poiché "generano molto sperma si frequentano da molto golosi di donne". "Carne dei poveri", nei secoli i fagioli sono stati determinanti per l’alimentazione delle classi rurali e del proletariato urbano. Papalini, borlotti, cannellini, pavoni, messicani, di Spagna, di Vigevano, di Lamon: tutti si possono mangiare, freschi o essiccati.
Con ricette antiche e moderne
Flavio Birri si occupa di gastronomia e cura la rubrica settimanale "Cibo e dintorni" per "Il Gazzettino" di Venezia e la rubrica "Pescati nella Rete" per il mensile "Verde Oggi". È autore di libri di fotografia e guide di viaggio.
Carla Coco, orientalista, studiosa di storia della gastronomia e di cultura mediorientale e turca, collabora con la rivista "Calumet".